Noia e angoscia

NOIA  E ANGOSCIA

noia e angoscia

Una vecchia canzone aveva come ritornello : “tutto il resto è noia” . D’altra parte la noia è l’equivalente dell’angoscia. L’angoscia a sua volta ha la funzione, come ci ha insegnato Freud, di segnalarere all’io che c’è un pericolo dovuto ad una contraddizione. Una seduta  di psicodramma freudiano ci ha mostrato che la madre di tutti i pericoli è l’ostilità o peggio ancora l’odio verso l’altro.

 

La meta della soddisfazione

La meta della soddisfazione

La meta della soddisfazione

In una seduta di psicodramma abbiamo avuto modo di constatare come lo schema della pulsione freudiano (fonte, spinta, oggetto, meta) funzioni perfettamente.
In particolare si è visto come la meta non è tanto l’oggetto (che già Freud aveva segnalato essere la parte più variabile), ma la meta della soddisfazione – e non del godimento – è in realtà l’altro.

Trarre profitto dall’altro?

Trarre profitto dall’Altro?

trarre profitto dall'altro

Molto spesso viene citata la frase di Lacan “Del Nome-del-Padre si può fare a meno. Se ne può fare a meno a condizione di servirsene….”.
Tutto vero, ma attraverso lo psicodramma si constata che si tratta di trarre profitto dal lavoro dell’altro. Non dall’Altro.

Pace dei sensi

Pace dei sensi

pace dei sensi

Riprendono le osservazioni sulle sedute di psicodramma freudiano del dr. Tonelli e della dr.ssa Minnucci.

In quest’ultima si è toccato con mano che la così detta “pace dei sensi”, di cui ci si lamenta, è una aspirazione originaria, un tentativo di soluzione.
A volte pesca in un aspetto “masochistico”, altre volte è la pulsione di morte.
Non va dimenticato che la parola originario non è in realtà precisa, perché il tutto deriva in realtà dalla propria storia familiare.
Purtroppo la psicopatologia si trasmette dai genitori ai figli, come una tradizione millenaria ha sostenuto.

Idealizzazione dell’autosufficienza

L’IDEALIZZAZIONE DELL’AUTOSUFFICIENZA

idealizzazione dell'autosufficienza

L’idealizzazione dell’autosufficienza è l’idea che posso fare tutto da solo e non ho bisogno dell’altro. Essa apre la porta alla psicosi (le nevrosi narcisistiche di Freud ).
Tutt’altra opportunità offre invece l’autorizzarsi che apre la porta all’altro.

Nevrosi ossessiva ed isterica nel rapporto con l’altro

Nevrosi ossessiva ed isterica nel rapporto con l’altro

Nevrosi ossessiva ed isterica nel rapporto con l'altro

Ecco un tipico circolo vizioso caratteristico della condizione umana, vale a dire della nevrosi. L’aspirazione insopprimibile per l’uomo è quella di autorizzarsi ad avere un rapporto alla pari con gli altri. Questo è reso impossibile dalla nevrosi che induce a pensare all’altro come ad un nemico da cui difendersi piuttosto che un possibile socio con il quale fare affari con vantaggio reciproco. Il circolo vizioso diventa,  nella nevrosi ossessiva, di questo tipo: se l’altro è un nemico mi difendo opponendomi.Sul versante della nevrosi isterica rispetto all’altro fingo di essere amico, per poi pugnalarlo alla prima occasione. In entrambi i casi si tratta di mantenere intatta una non amicizia verso l’altro.

Odio ed invidia

Odio ed invidia

odio ed invidia

Si dimentica spesso che i giochi sociali di ogni cultura hanno la loro radice nel cercare di canalizzare in forme socialmente accettabili. Basti pensare agli sport, molto diffusi e seguiti i giorni nostri.
Quella che è la supposta aggressività insita nell’uomo, si manifesta attraverso l’odio e l’invidia.
Il gioco psicodrammatico, come individuato dai Lemoine grazie alla conoscenza di Freud e Lacan, segue altre direzioni. Per la psicocanalisi non c’è aggressività ma odio ed invidia. La pratica dello psicodramma freudiano tende a fare toccare con mano che odio ed invidia sono sempre anti economici, inefficienti. Gli unici effetti che tendono a manifestarsi sono l’aumento della psicopatologia negli individui e nelle civiltà. Di conseguenza, ci si dovrebbe allontanare e distaccarsi dalle persone che provano odio e invidia poiché sintomi di latente aggressività distruttiva.

Legami

Legami

legami
Quello che viene constatato da tutti è che gli uomini hanno dei legami tra loro. E’ stato Freud che ha evidenziato un particolare tipo di legame che si verifica in tre condizioni; nonostante possano sembrare apparentemente diversissime tra loro, le dinamiche si ripetono.
Queste tre condizioni sono:

  1.  del legame tra i membri di un gruppo o di una massa (in una classe, nel posto di lavoro,…);
  2. il legame tra un paziente e un curante ( l’ipnotista, il medico, lo psicanalista,…);
  3.  il legame tra due innamorati

Il tratto che Freud riconosce, e che accomuna questi tre legami, è la rinuncia al proprio Io, sostituendolo con il capo, cioè con qualcuno che viene messo in una posizione di superiorità e quindi di comando.
È possibile un altro tipo di legame? Dalla nostra esperienza di psicodrammatisti freudiani questo è possibile; non girando un interruttore, ma mettendo al lavoro una capacità, quella di fare una elaborazione, insita in modo più o meno residuale in tutti.

Appuntamento con l’altro

Appuntamento con l’altro

appuntamento con l'altro
Ci sono tanti modi nella nostra vita quotidiana per evitare l’ appuntamento con l’altro. Il valore di darsi un appuntamento consiste nel fatto che si tratta di un patto. Tutti sappiamo che quando incontriamo per caso una persona e ci diciamo con calore “Ci risentiamo presto” avvertiamo, probabilmente entrambi, che questo rimandare significa in realtà che non abbiamo molto interesse nel rivederci.

Appuntamento con l’altro

Super Io

Il Super Io

Super Io
Una partecipante ad un gruppo si rende conto che nei rapporti con gli altri cade spesso in un “gioco”.
Si tratta del gioco della ripetizione o meglio della coazione a ripetere; il passo successivo, grazie al lavoro degli altri partecipanti, è stato quello di prendere in considerazione che il gioco da cui si vuole uscire ha a che fare con l’idealizzazione del rapporto con l’altro.
Vale a dire che il proprio Io è stato alterato (come dice Freud) da una istanza chiamata appunto Super Io.

Super Io

Cambiare direzione

Cambiare direzione

cambiare direzione

Spesso nei nostri gruppi emerge una tematica che ha a che fare con l’idea che un cambiamento è pressoché impossibile perché estremamente difficile.
In effetti i pazienti, prendendo atto della loro coazione a ripetere,  si sentono impossibilitati ad uscire da questa ripetizione definita da Freud come demoniaca.
Come tutti noi essi contrappongono il difficile, o l’impossibile, al facile.
In realtà si tratta di trovare un’altra direzione. La similitudine che si può fare è come se tutti si accanissero a spingere una porta per aprirla perché non vedono il cartello tirare.
Si tratta non della vista che non funziona, ma della Rimozione.

l’altro come oggetto

l’altro come oggetto

l'altro come oggetto
Vi è un interrogativo che spesso si presenta nel lavoro dei pazienti in gruppo. Esso è conseguenza della constatazione che il rapporto con l’altro non è fonte di beneficio ma di malessere.
Può prendere l’aspetto: “Dipende da me o dall’altro?” oppure : “Devo rassegnarmi al sentimento della solitudine o sto commettendo un errore intorno al quale non ho consapevolezza?”.
L’errore dipende dal fatto che si crede di avere a che fare con un altro mentre, in realtà, si vorrebbe avere a che fare con l’altro come oggetto.

l’altro come oggetto